Intervento dell’Ambasciatore della Russia in Italia Sergei Razov al seminario “Il 1991 e l’Europa a trent’anni dal crollo dell’URSS”
08 novembre

Intervento dell’Ambasciatore della Russia in Italia Sergei Razov al seminario “Il 1991 e l’Europa a trent’anni dal crollo dell’URSS”

Gentili signore e signori,

Sono lieto di salutare tutti i partecipanti all'evento di oggi.

Il tema scelto dagli organizzatori e cioè il crollo dell'Unione Sovietica è un tema complesso e controverso. In Russia il dibattito su questo evento storico è ancora aperto. Le opinioni espresse sono le più diverse e non è ancora stata raggiunta una valutazione univoca delle sue cause e implicazioni.

Il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha definito il crollo dell'URSS come "la più grande catastrofe geopolitica del ventesimo secolo". A mio parere, pur non esaurendo l'intera essenza del fenomeno, questa affermazione si basa su alcuni fattori reali:

- consunzione economica, causata anche dall'inefficacia del modello gestionale, estenuante corsa agli armamenti, calo dei prezzi mondiali delle risorse energetiche. Questi elementi si sono sommati, provocando scaffali vuoti nei negozi, brusca crescita dell’insoddisfazione nella popolazione, perdita di fiducia nella "perestrojka";

- peggioramento dei rapporti tra centro federale e periferia e maggiore insofferenza del "nucleo russo" a Mosca nei confronti della “cerchia esterna”, spesso più ricca. In effetti, l'URSS è stata frequentemente definita un "impero al contrario", dove il "centro convenzionale dell’impero” non di rado viveva peggio della periferia. D'altra parte, le élite delle repubbliche dell’Unione individuarono nell'indebolimento del potere centrale dello stato un’allettante prospettiva di maggiore sovranità;

- anche fattori soggettivi, come la lotta per la supremazia tra la leadership sovietica e quella russa, hanno svolto il loro ruolo.

Alcune conseguenze del crollo dell’URSS. Gli eventi del 1989-1991 misero fine alla lunga contrapposizione politico-militare e ideologica tra Est e Ovest. Quasi immediatamente iniziò la ricerca di un nuovo equilibrio del sistema mondiale in ambito sociale, politico, economico, culturale e militare. Finora tale comune base globale non è stata trovata. Anche coloro che si sono frettolosamente dichiarati vincitori nella guerra fredda e hanno proclamato "la fine della storia", hanno ben presto sentito il terreno sprofondare sotto i piedi. Perché la vita continua, e nessuno può fermare il tempo nel momento del proprio presunto trionfo.

Coloro che hanno vissuto il crollo dell'URSS, quelli che come me e i miei cari ne hanno avuto esperienza personale diretta, di quel periodo ricordano soprattutto lo sproporzionato costo sociale. Con la formazione dei nuovi stati indipendenti, oltre 25 milioni di russi si sono trovati da un giorno all'altro fuori dallo stato russo. Questa è stata la più grande e repentina perdita di popolazione nella storia del nostro paese. Per fare un confronto: durante l'intera esistenza dell'URSS (1917-1990) sono emigrati 4,4 milioni di persone.

Inoltre, tanti russi abitanti dei nuovi stati indipendenti hanno visto ledere molti dei loro diritti civili, formativi e culturali. Si tratta di fenomeni vergognosi che purtroppo continuano ancora oggi. In particolare, in alcuni stati post-sovietici esiste ancora l’istituto della "non-cittadinanza" che esclude una parte significativa della popolazione russofona dalla vita pubblica e politica. Le élite nazionaliste di una serie di paesi post-sovietici alimentano sentimenti xenofobi e operano deliberatamente per sradicare la lingua e la cultura russa nei loro paesi. Noi crediamo che questi fenomeni siano inammissibili. La Russia li combatte utilizzando tutti gli strumenti giuridici internazionali disponibili e continuerà a farlo. Confidiamo che nei paesi dell'Unione Europea, dove tradizionalmente viene riservata grande attenzione al rispetto dei diritti umani, questi problemi non passino inosservati all'opinione pubblica e vengano presi in considerazione da funzionari e organizzazioni per i diritti umani.

Un'altra rilevante conseguenza del crollo dell'Unione Sovietica è stato un significativo, in alcuni casi catastrofico, declino degli standard di vita. La disintegrazione del sistema economico unico che ha portato alla frantumazione di molte filiere industriali e produttive all'inizio degli anni '90, ha provocato una prolungata crisi economica. Sorsero problemi relativamente alla fornitura di materie prime, attrezzature e componenti necessari; anche la commercializzazione dei prodotti finiti divenne più difficile, nuove frontiere e agenzie doganali provocarono il rincaro dei costi e il conseguente aumento dei prezzi. Gli Stati di nuova formazione si trovarono dunque ad affrontare alti livelli di disoccupazione, incremento esplosivo della criminalità e iperinflazione, mentre il progressivo isolamento delle economie dei paesi della CSI divenne un ostacolo alla soluzione comune di questi problemi. La Federazione Russa, oltre tutto, era gravata dal debito statale dell'URSS.

La situazione ha cominciato a migliorare gradualmente alla fine degli anni '90. Gli stati baltici l'hanno affrontata aderendo all'UE, accedendo così alle ampie misure di assistenza finanziaria ed economica messe in campo dall’Unione Europea. La Russia ha dovuto ripristinare i propri indicatori socio-economici, basandosi principalmente sull'uso efficiente delle proprie risorse e capacità. Insieme agli altri paesi della CSI, sono state create nuove associazioni di integrazione economica, in particolare l'Unione Economica Eurasiatica.

Tuttavia, nonostante gli stati-eredi dell'URSS negli ultimi tre decenni abbiano ottenuto diversi successi, per molti di loro il livello di vita, così come gli indicatori economici dell’ultima Unione Sovietica, rimangono ancora un sogno irraggiungibile. Da qui provengono i sentimenti nostalgici che si registrano nei segmenti più colpiti delle loro società.

Evidente risultato politico del crollo dell'URSS è stato l'emergere di nuovi stati indipendenti che hanno scelto diversi vettori di sviluppo. Alcuni di loro hanno aderito alla UE e alla NATO, o stanno cercando di farlo, mostrando al contempo distacco o addirittura ostilità nei confronti dei loro ex vicini sovietici. In alcuni stati post-sovietici si sono sviluppate e sono state riconosciute a livello statale forme di nazionalismo radicale e altre pratiche di limitazione dei diritti di alcuni gruppi etnici e nazionali. Di conseguenza, la “guerra fredda” globale è stata sostituita da numerose crisi locali “calde” e alcuni stati hanno vissuto veri e propri conflitti civili fratricidi, le cui origini spesso risalgono all'epoca pre-sovietica. Purtroppo, la latente conflittualità, in qualche misura controllata e contenuta all’interno dell'URSS, è uscita allo scoperto. Questi problemi continuano ancora oggi ad avvelenare la vita di milioni di persone.

Per comprendere a fondo qualsiasi problema, è importante conoscere tutti i punti di vista in merito. Sono sicuro che nella discussione di oggi emergeranno diversi, forse opposti, punti di vista sugli eventi di 30 anni fa e le loro conseguenze per la Russia e l'Europa. A mio parere sarebbe auspicabile che in questa discussione si ascoltassero le opinioni dei ricercatori dei centri di ricerca russi, senza i quali il quadro generale non può essere completo. L'Ambasciata della Federazione Russa è pronta a fornire alla Fondazione Craxi l'assistenza necessaria per stabilire contatti diretti con i relativi centri di ricerca russi.

Auguro a tutti i partecipanti al seminario un lavoro proficuo e positivo.

Vi ringrazio per l’attenzione.


08/11/2021