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Intervento dell’Ambasciatore Razov al Forum economico di Verona (Verona, 22/10/2020)

Cari amici,

 

trarre le conclusioni è un compito estremamente difficile né pretendo di farlo. Vorrei solo fare qualche osservazione rispetto alle discussioni che ho seguito oggi.

 

I tifosi di calcio dicono: “la partita si terrà con qualsiasi tempo” e così è stato per la nostra conferenza, grazie ad Antonio Fallico e ai suoi colleghi organizzatori. Ritengo che le discussioni delle varie sezioni siano state articolate, diversificate e abbiano affrontato un ampio spettro di argomenti. In ogni caso sono state tutti colloqui oltremodo utili e di questo sono riconoscente agli organizzatori.

 

Qualche commento sull’andamento di questi incontri. Molti hanno sostenuto che obiettivamente stiamo convergendo verso una fase di crisi multiple: la crisi sanitaria che addirittura modifica in gran parte il modello comportamentale degli abitanti del pianeta, per non parlare delle conseguenze che avrà sulla loro salute e sulla loro vita, ma anche la crisi economica globale che è legata a quella sanitaria anche se non totalmente in quanto provocata anche da altre cause.

 

Quest’anno, secondo diverse valutazioni, si prevede una contrazione senza precedenti del prodotto lordo, comparabile forse solo a quella della Grande depressione, e una forte riduzione dei volumi del commercio mondiale.

 

Inoltre ci troviamo di fronte anche a un fenomeno di crisi della politica internazionale di cui i colleghi hanno trattato ora e in precedenza. Qualcuno vorrebbe resuscitare segnali di guerra fredda nonostante che solo 2 ore fa il Presidente della Russia V.V. Putin, nel suo intervento al Forum Valdaj, abbia dichiarato che “non abbiano alcuna nostalgia della Guerra Fredda”. Ed è effettivamente così, ma purtroppo non tutto dipende solo dalla volontà della Federazione Russa. Nella politica internazionale sono stati introdotti elementi sanzionatori, a volte qualcuno tenta di modificare la politica estera classica utilizzando i mezzi delle sanzioni. Le motivazioni e gli obiettivi sono chiari.

 

Molto si è detto dell’attuale situazione internazionale nel contesto dello scontro tra gli Stati Uniti e la Cina e delle difficoltà e delle contraddizioni tra queste due grandi potenze. In una vita precedente mi sono occupato molto della Cina. Vorrei dire che dopo il 1949, all’indomani della vittoria della rivoluzione popolare in Cina e dell’arrivo al potere del Partito Comunista, la politica americana ha coniugato, non sempre con successo, i concetti di “containment” – contenimento e “engagement” coinvolgimento, ma ora il “containment” ha preso il sopravvento.

 

È difficile per me giudicare se ciò sia dovuto a considerazioni elettorali soprattutto da parte del partito al governo, o se si tratti di una prospettiva politica a lungo termine, ma mi permetto di esprimere la mia umile opinione: se è vera la seconda ipotesi, allora la parte americana è probabilmente in ritardo di 15-20 anni rispetto a quando sarebbe stato possibile esercitare una pressione così forte sulla Cina.

 

Gli Stati Uniti, i paesi occidentali fondamentalmente con sforzi propri, con la delocalizzazione delle produzioni, anche quelle nocive, attratti dai possibili profitti e dal basso costo della mano d’opera in Cina, hanno allevato un concorrente mondiale e creato la fabbrica universale che oggi effettivamente lavora per tutto il mondo.

 

I rapporti con la UE. Il rappresentante permanente della Russia presso la UE, Vladimir Cizhov, grande esperto di queste tematiche, ha già espresso la sua opinione, lo farò anch’io.

 

In una delle precedenti conferenze di Verona io, alla luce della mia lunga esperienza diplomatica in Cina, illustrai la mia tesi secondo la quale se era vero quanto sosteneva l'ONU e cioè che le relazioni russo-cinesi erano le migliori della loro storia, allora le relazioni tra Russia e Unione Europea erano probabilmente le peggiori della loro storia.

 

Oggi vorrei confermarla ancora una volta dicendo che quella che allora era una sensazione oggi si è trasformata in convinzione.

 

Per dimostrare che parlo a ragion veduta, citerò alcuni fatti nuovi. L'Unione Europea ha di fatto bloccato la promozione del modello di cooperazione in quattro spazi comuni con la Russia. La concezione di "Partnership per la modernizzazione" da noi proposta nel 2010 non è stata messa in pratica.

 

La nostra proposta sul Trattato di sicurezza europeo è stata respinta. La costruzione della Casa comune europea con la partecipazione della Russia, di cui molto si è parlato oggi, è stata congelata. Spero temporaneamente. Nel 2016 è stata adottata la Strategia globale dell'Unione Europea, in cui la Russia non è più considerata un partner strategico, ma viene definita attore strategico, che, comprensibilmente, può operare anche in contrasto con gli interessi dell'Unione Europea.

 

Restano in vigore i ben noti cinque principi delle relazioni UE-Russia, che ostacolano efficacemente la cooperazione nei settori più importanti. Ecco uno dei cinque principi: la cosiddetta "select of engagement", che offre un po' di spazio per la cooperazione, peraltro, diciamolo chiaramente, uno spazio limitato.

 

In senso figurato, la velocità della carovana dipende dalla velocità del cammello più lento. Non rivelo un segreto se dico che ci sono dei "cammelli" che non solo non vogliono andare avanti, ma vorrebbero tirare indietro questa "carovana". Oggi è stata espressa un’opinione alla quale mi associo pienamente: alcuni sono intervenuti direttamente, tra cui il veterano della politica internazionale Romano Prodi e il signor Mangold, sostenendo che è ora di smetterla con queste sanzioni, dobbiamo puntare sulla cooperazione e sull'approfondimento della comprensione reciproca.

 

In merito alle nostre relazioni con l'Italia: i miei colleghi ed io siamo qui innanzitutto per rafforzare i nostri rapporti bilaterali. Oserei dire che le nostre relazioni, nonostante tutti gli elementi accessori che ho menzionato, si stanno sviluppando in modo abbastanza costante e stabile. È chiaro che, per ovvie ragioni, alcuni indicatori quantitativi della nostra interazione stanno scendendo.

 

Vi darò alcune statistiche che potrebbero interessarvi. Il volume degli scambi bilaterali è diminuito del 25% in 7 mesi tra questi le esportazioni russe - del 34%, le importazioni - dell'11%. Ci sono, ripeto, circostanze di forza maggiore, ma la cosa principale è che la leadership italiana, come, naturalmente, la leadership russa comprendono che, come ha detto ora il mio amico Pasquale Terracciano, "l'importante è preservare il canale di dialogo".

 

Alcuni dei suoi alleati, non credo sia un segreto, volevano chiudere quei canali. In questo senso, la politica della leadership della Repubblica Italiana è coerente, comprensibile per noi, e per questo siamo grati ai nostri colleghi italiani. Una settimana fa il ministro degli Esteri L. Di Maio ha visitato la Russia. Sia io che Pasquale Terracciano abbiamo accompagnato il Ministro e partecipato ai colloqui, ed è proprio di questo che si è parlato.

 

Si sono affrontate molte questioni, ma a mio parere, la visita stessa del Ministro degli Esteri italiano in Russia in questo contesto è particolarmente significativa in sé. Come sapete, non sono molti i paesi dell'Unione Europea e i paesi occidentali che mantengono questi contatti in modo permanente. Ancora più importante è il fatto che il Ministro degli Esteri in ogni occasione - nei colloqui riservati come nei discorsi pubblici – si è fermamente impegnato a preservare, mantenere e approfondire i contatti politici, economici, culturali e di ogni altro tipo con la Russia. Ripeto, lo apprezziamo.

 

Tornando alle questioni bilaterali, vorrei rimarcare che il settore del turismo è in sofferenza. Il flusso turistico dall'Italia verso la Russia è diminuito di un terzo, dalla Russia verso l'Italia - del 70%. C'è un accordo per l'organizzazione negli anni 2021-2022 dell’anno incrociato dei musei, vale a dire che si promuove la cooperazione nel campo della cultura.

 

Concludo la mia presentazione e le mie valutazioni da dove ho iniziato. Ringrazio Antonio e i colleghi per il fatto che in una situazione così difficile sono riusciti a organizzare questo forum, durante il quale la comunicazione avviene in diversi formati, sia tradizionali che moderni.

 

Grazie!