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Intervista dell'Ambasciatore della Federazione Russa nelle Repubblica Italiana Sergey Razov alla radio Rai Uno (ANCH'IO)

RADIO ANCH'IO

 

1. Qual'è la posizione della Russia in questa crisi in Medio Oriente, soprattutto rispetto all'esportazione del terrorismo. Sappiamo che la Russia ha combattutto contro il terrorismo islamico sul suo territorio. Come fronteggiare il terrorismo internazionale?

Infatti, il terrorismo è diventato un problema di rilievo internazionale, che suscita la preoccupazione generale. La Russia in questo caso non è un'eccezione. Anzi, ha subito dei forti colpi da parte del terrorismo internazionale, anche in Cecenia. Quindi, compatibilmente con le nostre possibilità facciamo un contributo al fronte comune della lotta al terrorismo.

Gli ultimi sviluppi della situazione nel Nord Africa e in Medio Oriente, dove in un paese dopo l'altro accadono degli avvenimenti tragici, evidentemente, provocano tanta angoscia. Ma la nostra diplomazia ci sta lavorando. Vorrei menzionare che nel corso della recente visita a Mosca il Presidente Matteo Renzi ha avuto un colloquio con il Presidente Vladimir Putin e una buona parte dell'incontro è stata dedicata allo scambio di vedute sulla crisi libica.

In questo contesto metterei in rilievo l'argomento che concerne gli sforzi congiunti di lotta al terrorismo, in particolare, l'inamissibilità dell'applicazione dei doppi standard nei confronti di diverse situazioni e organizzazioni. In Iraq, per esempio, la coalizione internazionale svolge azioni militari con il consenso del governo iracheno. Mentre invece in Siria, per certi motivi, è prevalsa un'altra logica, secondo la quale non solo non si consulta il suo governo legittimo, ma vengono utilizzati anche alcuni movimenti, di natura prettamente terroristica o quasi, per abbattere il legittimo governo. Noi insistiamo sull'unificazione degli standard e degli approcci alla lotta al terrorismo internazionale. Ribadisco che sia un importante versante della cooperazione globale.

 

2. L'opinione pubblica occidentale è convinta che l'intervento russo sia stato l'intervento di tipo imperialista. Qual'è la posizione del governo, qual'è il piano di pace, di stabilizzazione del governo russo per l'Ucraina?

Se mi metto a parlare in dettaglio della storia, dei motivi e delle radici della crisi ucraina temo non ci basti il tempo del programma. Abbiamo la nostra visione di tutti questi processi. Il Presidente russo Vladimir Putin l'ha spiegata più volte in maniera esaustiva. Riteniamo, che quello che è successo in Ucraina nel febbraio del 2014 sia stato un golpe anticostituzionale. Proprio per questo poi ci sono accaduti molti eventi drammatici.

Vengo subito al dunque: non ci può essere un'altra via d'uscita dalla situazione creatasi in Ucraina che la realizzazione coerente, pecisa e onnicomprensiva degli Accordi di Minsk raggiunti nel febbraio scorso. Credo che sia il punto di vista non solo della Federazione Russa, ma anche di altri partecipanti del processo, comprese la Germania e la Francia, le quali, assieme alla Russia, sono i garanti dell'adempimento delle intese. Queste ultime prevedono il riconoscimento della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, la non-alternatività della soluzione politica della crisi. Quindi, tutti e tredici i punti degli Accordi di Minsk, con la loro tempistica e le fasi da rispettare. Sono il risultato delle trattative di diaciasette ore a Minsk, cui, come saprete, hanno partecipato i massimi esponenti dei quattro paesi. Dunque, non esiste un'altra alternativa seria a questo documento. Intendiamoci, esso costituisce un compromesso e, di conseguenza, ogni parte coinvolta può accentuare questo o quell'aspetto degli Accordi di Minsk a seconda dei propri interessi. Però, torno a ripetere, che non esiste alcuna buona alternativa. Noi continueremo a lavorare alla realizzazione degli Accordi. Notiamo già dei momenti positivi: tutto sommato, il cessate il fuoco viene rispettato, si effettua il ritiro parziale delle armi pesanti. Sull'agenda, oltre altre questioni, c'è anche l'ordine costituzionale dell'Ucraina. Gli Accordi di Minsk, in particolare, prevedono la concessione di maggiori diritti alle regioni. Il ruolo di organizzazioni internazionali, dell'OSCE, la quale, secondo le intese di Minsk, deve monitorare la loro realizzazione, è molto rilevante. Noi lavoriamo in tutti i quadri internazionali, perché la crisi in Ucraina, con la quale ancora un quarto di secolo fa facevamo parte dello stesso stato, è la tragedia delle persone con cui siamo strettamente legati dal punto di vista etnico, storico, economico e così via discorrendo. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a ciò che sta accadendo in Ucraina e facciamo tutto il possibile per risolvere la situazione.

 

3. La crisi ucraina ha portato i paesi occidentali a imporre sanzioni economiche alla Federazione Russa. Sono particolarmente dannose per l'Italia. Il Presidente Putin ha ditto che i governi occidental dovrebbero prendere esempio dell'Italia in relazionarsi alla Russia. Che cosa ha voluto dire e che cosa si aspetta la Russia dall'Italia per la stabilizzazione dei rapporti tra Occidente e Federazione Russa e in generale per la distensione?

Coltiviamo tradizionalmente buoni rapporti con l'Italia, cooperiamo in molti settori e abbiamo una partnership positiva nella soluzione di numerose questioni chiave della politica internazionale. Capiamo, ovviamente, che l'Italia fa parte dell'Unione Europea, della NATO, è legata dalla disciplina del blocco transatlantico. Al tempo stesso, apprezziamo molto la coerente linea della leadership italiana che dichiara la necessità di mantenere i canali di dialogo politico con la Russia, sostiene sempre i mezzi diplomatici della risoluzione della crisi ucraina, si pronuncia sfavorevole alle forniture delle armi in Ucraina e all'adesione di Kiev alla NATO. Noi, ripeto, prendiamo in considerazione questa posizione e la apprezziamo debitamente.

I cambiamenti generali della situazione internazionale, del clima nei rapporti tra la Russia e l'Occidente, evidentemente, non potevano non influenzare le nostre relazioni bilaterali. Non solo le sanzioni, ma anche il calo del prezzo del petrolio, la brusca svalutazione del rublo rispetto al dollaro e all'euro, hanno provocato la riduzione dell'interscambio commerciale italo-russo. Nel 2013 abbiamo raggiunto il record di 54 miliardi di dollari USA, mentre l'anno scorso l'interscambio commerciale si è ridotto a 48,5 miliardi. Non è drammatico, ma la tendenza di per sé è negativa e piuttosto rappresentativa. I dati statistici dei primi mesi dell'anno corrente dimostrano che il nostro interscambio commerciale continua a diminuirsi ancora di più. Ciò, evidentemente, non fa bene alle aziende interessate e, in generale, alla cooperazione tra i due stati.

Al contempo, l'interesse economico c'è ancora e noi sosteniamo coerentemente l'eliminazione delle sanzioni, partendo anche dal pressupposto che esse già da tempo hanno perso alcun legame causa-effetto con quello che sta accadendo in Ucraina. Potrei citare alcuni esempi calzanti che dimostrassero l'assenza di alcuna logica in tale approccio, ma faccio ricordare agli ascoltatori solo un episodio. Sia dopo i primi Accordi di Minsk del settembre del 2014 sia dopo quelli più ricenti del febbraio scorso i nostri partner occidentali hanno introdotto nuove sanzioni contro la Russia nonostante fosse stato riconosciuto il contributo di Mosca e del presidente Putin personalmente al raggiungimento delle decisioni di compromesso di Minsk uno e due. Dal nostro punto di vista la logica dovrebbe essere inversa, ma è così com'è. Le sanzioni, sicuramente, danneggiano gli interessi degli imprenditori italiani, che per decenni hanno costruito rapporti buoni e reciprocamente proficui con le imprese russe e hanno occupato una nicchia significativa e apprezzata al nostro mercato nazionale. Dal punto di vista personale ci dispiace anche per gli imprenditori italiani che soffrono delle nostre contromisure inevitabili. Qui intendo le restrizioni russe sulle importazioni dei prodotti agroalimentari, che avevano goduto di un grande riconoscimento dei consumatori russi. Però le cose vanno così come vanno.

Secondo me, in questo periodo storico piuttosto complesso è fondamentale per la Russia e per i nostri partner occidentali, l'Italia compresa, a non superare il "punto di non ritorno", a non perdere tutto ciò di positivo che abbiamo accumulato nei dicenni della cooperazione riceprocamente proficua. E in questo contesto vorrei sottolineare l'importanza della recente visita del Presidente Renzi a Mosca e il carattere costruttivo dei suoi colloqui con i nostri vertici.

 

4. A livello di opuinione pubblica viene data un'immagine molto negativa della Russia. Si parla, appunto, di omofobia, di rogo dei libri degli oppositori, il Presidente Putin viene chiamato "Ivan il Terribile". Dall'altra parte, si dice che anche l'opinione pubblica russa in questo momento parla quasi già di una nuova guerra mondiale che sta per scoppiare. Quindi, c'è un atteggiamento molto negativo nei confronti dell'Occidente. Com'è possible questo in un'epoca in cui le notizie viaggiano su Internet, quando c'è molta più comunicazione tra le nazioni. Cosa si può fare per far capire veramente che cosa sta succedendo sia in Russia sia in Occidente e creare anche qui la distensione?

Nella mia lunga carriera diplomatica, incontrandomi con i giornalisti, torno sempre a ripetere che i mezzi di comunicazione di massa esercitano un grande potere. Bensì si dica che siano il quarto potere, a volte in realtà sono il potere numero uno, perchè plasmano l'opinione pubblica. Ma a questi vasti diritti e competenze dei giornalisti, secondo me, dovrebbe corrispondere la proporzionale o almeno paragonabile responsabilità per la parola verbale e scritta, rivolta alle masse.

Potrei condividere il Suo punto di vista, perché i miei colleghi e io leggiamo ogni giorno i quotidiani italiani, guardiamo la tivvù. Sì, qui si crea un'immagine non molto positiva della Russia di oggi e dei nostri vertici, soprattutto, ma non esclusivamente, a causa di quello che sta accadendo in Ucraina. Bisognerebbe cercare più spesso di abbattere gli steriotipi, trattarsi senza pregiudizi. Sono riconoscente a Lei e a questo programma radiofonico per aver concesso, non per la prima volta, la parola all'ambasciatore russo affinché gli ascoltatori possano sentire un punto di vista alternativo.

In Russia questi offensivi attacchi informatici da parte dell'Occidente suscitano, ovviamente, la reazione negativa. Se qualcuno conta, e, in realtà sì che ci conta (ma spero non in Italia), che queste numerose informazioni negative, le certe complicazioni createsi a causa della pressione di sanzioni contro la Russia, porterano all'indebolimento del potere russo o addirittura al suo cambio, commette un grave errore. Tale punto di vista non prende in considerazione la psicologia sociale, le tradizioni, la storia della Russia. Anzi, in realtà, i risultati sono inversi. I sondaggi dimostrano l'alta credibilità del presidente e il consolidamento della società attorno ai valori formulati dal capo di stato e dalla leadership nazionale. Dunque, credo, che alcuni nostri partner occidentali facciano uno sbaglio strategico nei loro calcoli.

Che cosa potrei aggiungere? La storia non è iniziata l'anno scorso, con la crisi ucraina e, spero, non finirà domani. Nel maggio di quest'anno festeggeremo in atmosfera solenne la data per noi più importante, ovvero il settantennio della Vittoria nella Grande guerra patriottica, nella guerra più sanguinosa della storia dell'umanità, che il nostro popolo ha vinto, pagando il prezzo incomprensibile di 27 milioni di vittime. Penso che oggi dovremmo ricordarci più spesso delle lezioni storiche della lotta comune contro il fascismo.

Grazie.

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